Wabi Sabi: l’arte dell’apprezzamento

L’usura e l’invecchiamento, per la maggior parte delle persone, è sinonimo di un qualcosa che non va più bene, che appare brutto, delle volte inutile, di un qualcosa che va sostituito.

Una concezione, questa, ampiamente diffusa nella società attuale, per la quale l’ideale della bellezza, unita ad una concezione materialistica della realtà, si ritrova nel nuovo e nell’innovativo ed ha portato la società attuale a perdere la qualità e l’arte dell’apprezzamento, rivolto a ciò che usiamo e che consumiamo.

Il concetto potrebbe sembrare ostico ma è, in realtà, molto semplice. Tale concezione può essere descritta pensando alla musica: grazie alla testimonianza di vari artisti musicali, si può affermare con fermezza che un fruitore medio, nel momento in cui viene pubblicato un album o un singolo, dopo pochissimo tempo è già alla ricerca di un qualcosa di nuovo; tale ricerca spinge il pubblico a chiedere, quasi da subito, nuova musica all’artista, quasi come se ci si stancasse subito e non si apprezzi pienamente il tutto. 

Cos’è dunque il wabi sabi?

Il wabi sabi è un arte arte ed è, sostanzialmente, l’apprezzamento per l’usura e per il vecchio. Attraverso il wabi sabi si afferma che nulla è perfetto, nulla è per sempre e nulla è definitivo; proprio per questo motivo bisogna apprezzare ogni cosa e non bisogna perdersi nel ricercare un ideale di bellezza assoluto.

Ovviamente, questa concezione raggruppa una miriade di cose, dunque, può essere espressa in molteplici modi e rientrare in molteplici campi: l’esempio della musica, citato prima, è un emblema di questa variegata applicabilità. 

Questa è una visione del mondo giapponese, una cultura molto antica e molto apprezzata ed i propri costumi ed usi affondano le radici anche in questa concezione della vita. Sostanzialmente, il wabi sabi è un invito a rendere la nostra vita più personale, senza pensare alla perfezione immaginaria che vediamo nelle mode passeggere.